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Il territorio "Castrense", è
rimasto nella nostra regione laziale, un territorio integro nel suo aspetto
naturalistico a confronto di molti altri comuni, forse per la sua difficile
collocazione geografica e visibilmente lontano dalle grandi arterie di
comunicazione. Solo da pochi anni, altre strade vi si sono intrecciate
e rese più praticabili asfaltandole, per rendere all'auto una viabilità
più agevole, per incentivare il turismo ma che in ogni caso poco
è servito. Un'altra ipotesi delle cause d'isolamento in questo
lembo di terra è sicuramente, per la morfologia del territorio,
tipico vulcanico, come del resto tutto l'interno viterbese, però
qui più evidenziato e più impervio, caratterizzato visibilmente
da questi grandi "Tufacei canaloni" e immensi "boschi Lavici",
dove vi è l'impossibilità a grandi culture agricole e per
l'allevamento zootecnico, infatti, tutta l'area Castrense è adattabile
in parte al pascolo ovino e caprino, formando così all'interno
degli stessi nuclei famigliari, delle piccole aziende o cooperative che
assieme all'olivicoltura è la maggior risorsa della zona. Nei tempi
andati, non è stato però sempre così, importanti
strade di comunicazione vi hanno transitato, come si presuppone che la
"CLODIA" passava per la "CASTRO" etrusca sino all'alto
Medioevo e la "Nuova AURELIA" che lasciate le "coste tirreniche"
per il problema delle infezioni malariche, dall'altezza di "Pirgy"
(S. Severa) si inoltrava per i "Monti della Tolfa" prendendo
una direzione lineare sino ad arrivare al transito, si suppone, del "Ponte
dell'Abbadia" (Vulci), in conseguenza a questo, anche nell'alto medioevo
vi era un certo movimento. |